mercoledì 27 febbraio 2008

fashion words


E' evidente come nel linguaggio corrente vi siano parole che vanno letteralmente di moda.
Lo osservo in questi giorni in cui, cominciando un nuovo lavoro, vengo a contatto con persone che non ho mai conosciuto prima né, tanto meno, sentito parlare.
Questa gente ama, innanzitutto, introdurre gli elementi di un elenco con la locuzione "piuttosto che" di modo che un' eventuale lista del tipo "arance, limoni, fragole, kiwi" diventerebbe per loro :"arance, piuttosto che limoni, piuttosto che fragole o kiwi" (solitamente si ha il buon gusto di non ripeterlo più di due volte).
Se poi l'elenco contemplasse potenzialmente altri elementi a seguire, questa gente terminerebbe sicuramente il discorso con un bel "quant'altro".
"Quant'altro" è una chiusura di frase che, in generale, va terribilmente di moda.
Altra locuzione che si usa molto volentieri in questo nuovo gruppetto (in cui, evidentemente, si fa l'un l'altro scuola di linguaggio) è “qui lo dico e qui lo nego”, che conosce anche la variante fantasiosa, non necessariamente usata a proposito, “qui lo dico e qui non lo nego”.
Tra i miei nuovi colleghi, quindi, si parla questa forma di italiano; curioso, ma pur sempre italiano.
Nel mio precedente posto di lavoro spadroneggiava, invece, “l’inglese a spizzichi”.
Emblematica era la chiusura di e-mail “asap” che con il tempo ho scoperto essere l’acronimo di “as soon as possible”, tradotto: “il più presto possibile”.

domenica 10 febbraio 2008

Sto su un pianerottolo


Sono giunta al mese di febbraio del trentunesimo anno della mia esistenza e a volte capita di guardarsi indietro per passare in rassegna tutto ciò che si è gia vissuto.
Quando mi diverto ad evocare i miei trascorsi mi capita spesso di pensare a quelle che sono state negli anni le mie paure: si è trattato, nella maggior parte dei casi, di ostacoli che ho creduto di non riuscire a superare, dinnanzi ai quali mi sono trovata a pensare "non riuscirò mai a ..." oppure "chissà se sarò in grado di...".
La prima di queste situazioni che riesco a ricordare è senz'altro quando ho pensato "non riuscirò mai a leggere l'ora negli orologi a lancette". Ero forse alle elementari, e ricordo che allora i miei genitori mi regalarono un piccolo orologio a lancette di colore giallo, marca Lorenz. A quel punto fui costretta ad imparare e dopo un po' pensai che tutto sommato non era stato così difficile.
Da lì si passa direttamente alla fine dell'università, momento in cui mi ero praticamente convinta che non sarei riuscita a laurearmi. Mi sembrava una cosa troppo difficile, che richiedeva una preparazione che io, a differenza dei più, non sarei mai riuscita ad acquisire. Alla fine il giorno della laurea è arrivato e la paura si è tramutata , come per incanto, in un bellissimo 110 e lode.
Ultimo ostacolo in ordine di tempo: la nascita di Michelangelo, il mio bambino. Ricordo che nella fase clou del travaglio mi ero quasi convinta che non sarei riuscita a sopportare oltre le contrazioni e le doglie da parto. Invece, anche in questo caso, tutto è andato per il meglio: la cosa si è risolta velocemente e senza alcuna complicazione.
Morale della favola: è bello guardare i gradini dall'alto, anche se mi rendo conto che non sono affatto alla fine della scala ma sono solo su di un pianerottolo e che altre di queste situazioni mi attendono. Ciò che ricorre, in tutti questi casi, è che non mi viene mai da pensare: un sacco di persone sono passate da dove stai passando tu, e tutte sono riuscite a superare l'ostacolo continuando a correre. In quei momenti mi sento sola, unica protagonista di un dramma che, in quel momento, riguarda solo me...almeno finchè tutto passa, dopodichè ritorno a vedere le cose con occhi obbiettivi.